2010 – Senile Agitation (A Giovanni Lindo)

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SENILE AGITATION – A GIOVANNI LINDO (2010)
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Blow-up
recensione del direttore Stefano Isidoro Bianchi
album: Senile Agitation – A Giovanni Lindo

Gronge Senile Agitation -CD Contempo/Goodfellas
Nuovo album per la formazione ‘aperta’ romana a suo tempo inventrice del “tecno-punkabaret” e già riemersa nel 2007 con “Coniglio nazionale” dopo uno iato di diversi anni; stavolta con il leader Marco Bedini (testi e voce) e Tiziana Loconte (voce), componenti storici, ci sono Maurizio Bozzao (campionamenti e tastiere) e Vincenzo Caruso (basso).
Il Cd porta in copertina in bella vista la dedica “A Giovanni Lindo” , ovvia allusione a quel Ferretti che tanto nutrimento d’immagine e immaginario dette ai Gronge quando militava nei CCCP, come lo stesso Bedini ci raccontò nell’intervista pubblicata su Bu#121; la dedica naturalmente è sarcastica così come lo è la title track che apre il disco, cantata-recitata nel più classico degli stili ferrettiani d’antan, “odio le vittime che amano il carnefice”.
Nonostante la distanza che separa le due band, è inevitabile ravvisare elementi CCCP-iani anche nel resto del disco. Ma la terrigna, fisica, carnale appartenenza alla terra che ha sempre caratterizzato Ferretti causando infinite complicanze e incomprensioni nel suo percorso ‘post’ è aliena alla forte concettualizzazione data alla propria musica dai Gronge: tanto esposta, plateale, scoperta ed evidente la poetica politica dei CCCP sin dall’inizio tanto intellettuale, criptica, allusiva quella di Bedini, che in un sublime rovesciamento di segni attribuiva a Ferretti, nell’intervista prima ricordata una borghesia a lui neppure vagamente propria (e oggi meno che mai).
Ciò detto, i numerosi linguaggi sonori utilizzati in “Senile Agitation” – in sostanza, rock vergato in elettronica pestata- mostrano una band fresca ed estremamente vitale, la cui tensione parodistico-cabarettistica trova finalmente una collocazione così efficace da azzardare l’idea che si tratti del miglior disco mai realizzato fino ad oggi. A commentari socioculturali di discreta fattura per quanto giocati talvolta un po’ alla buona (Tutta la famiglia si cala, La morte va di moda) e non senza tocchi di retorica un po’ consunta (Ringraziamenti) fanno contrasto suoni urgenti fino a esplodere, costipati e limpidi eppure convulsi, ora EBM amfetaminizati (Walter, Certe volte), ora punkettari (Pischelli) ora tango-funk (Tutta la famiglia si cala), ora cyber-punk (Jesus Space), ora ironicamente jazzy (Ringraziamenti) o improvvisati (la traccia nascosta). Un disco che poggia sul ritmo fino a catapultarsi in esso: benissimo tornati ( 7/8 ) Stefano I. Bianchi

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OndaRock.it
recensione di Leonardo Marrone
album: Senile Agitation – A Giovanni Lindo

A chi si è “purtroppo” assopito all’ascolto di dischi forse un tantino sopravvalutati come “I mistici dell’Occidente” o “I moralisti”, non possimo che consigliare l’ascolto di questo “Senile Agitation”.

“A niente serve rinnegare a niente serve ripensare quello che ti aspetta è l’inevitabile” è cosi che detona il nuovo del mostro Gronge, dedicato niente meno che a Ferretti e alla senilità. Sfoltita l’ingombrante orchestra di “Coniglio Nazionale” (Interbeat-Egea, 2007), Marco Bedini – leader storico del progetto romano – ha scelto per sé un super trio: l’onnipresente e imprescindibile Maurizio Cik Bozzao (con Bedini già in “Tech Indios” e “Sebak”) e Vincenzo Caruso, il bassista presente nei dischi di esordio di Gronge, seminali per la musica italiana altra, quali “Classe differenziale” (Inisheer, ristampa del demo del 1985) e “Fase di rigetto” (Autoprodotto, 1986).
Un disco per certi versi “elementare”, ridotto cioè a tre elementi epicentrici: la voce, la melodia elettronica, la ritmica del basso. Un ordine che non circoscrive certo degli spazi a tenuta stagna. I tre infatti debordano continuamente dai propri ruoli con lampi di incontenibile originalità: il basso che insegue strambe melodie, la voce che singhiozza cadenze allucinate, le macchine che macinano sfasciatissime danze.

Le diverse esperienze artistiche e metalinguistiche di Bedini confluiscono nei testi che l’autore ha scelto per questo disco. Non sono, infatti, in questo senso trascurabili, né secondarie le influenze provenienti da iniziative collaterali, come il suo recente progetto solista a nome Marcho Gronge, concretizzato nel cd autoprodotto “Cartoline da Roma” (Autoproduzioni Gronge 2009-2010).
Poesia di sapore iperrealista, con ben pochi spigoli e niente affatto ammiccante a chissà quale sorta di interpretazione; nell’insieme, veicolo apparentemente fuori controllo di una (auto)critica diretta (“Certe volte”), talvolta al limite del nichilismo, di abbacinante e spietato (neo-neo)realismo (“Pischelli”). In altri passaggi invece, grottesca ma mai fine a sé stessa (“Tutta la famiglia si cala”).
La musica, segue strettissima la linea di pensiero che sceglie le parole. È quindi umorale (“Andiamo fratelli”), fatta di cromie nette (“Lungotevere dorme ancora”), ritmi rotolanti e sconnessi (“Jesus Space”), caricatura della musica popular (l’intro della “morte va di moda”, traccia remiscelata da “Coniglio Nazionale”), sempre rispettosa però del ritmo vitale, della resistenza a vivere, in tutte le condizioni, sotto l’effetto di qualsiasi farmaco (“Walter”, riaggiornamento di un brano proveniente dal lontanissimo “Fase di rigetto”).

Un grande ritorno – anche se in realtà non ci avevano mai lasciati – fino al prossimo cambio di pelle.
Parafrasando alcuni versi di Pagliarani: “Quanto di morte noi circonda e quanto tocca mutarne in vita per esistere / È diamante sul vetro…”;, e ancora: “quando ristagna il ritmo e quando investe lo stesso corpo umano a mutamento”.

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Nerdsattack.net
recensione di Marco Casciani
album: Senile Agitation – A Giovanni Lindo

Tornano i Gronge in gran forma con questo ‘Senile Agitation’ dopo l’uscita di ‘Coniglio Nazionale’ di qualche anno fa e dopo un lungo periodo di pausa della band. Marco Bedini infatti, decise di tirare su un nuovo progetto per cercare di far ripartire la “macchina Gronge” in questi anni zero. Si, perché, per chi non lo sapesse, il periodo di fuoco della band romana sono stati gli anni ’80 e ’90 (l’esordio è del 1985), quando inventarono il cosiddetto “tecnopunkcabaret” facendo uscire l’omonimo album nel ’93. Gli anni dei CCCP e CSI, del punk italiano bastardo, elettronico e soprattutto reale. Gli anni di Giovanni Lindo Ferretti, a cui i tre dedicano, con un gesto dissacrante, quest’ultimo lavoro. Ora il collettivo musicale (definizione più appropriata perché i Gronge sono da sempre una band “aperta”) ha una formazione stabile: Vinz Caruso al basso, Maurizio Bozzao al campionatore e Marco Bedini ai testi e alla voce (più l’ingegnere del suono Alby Mattaroccia, detto “Capoccetta”, e il misterioso Killer Pupo). Un lavoro autoprodotto, sudato, incazzato, registrato in vari punti della capitale, può essere considerato il vertice di quel tecno punk di cui si è iniziato a parlare dal ’93. “Odio le vittime che amano il carnefice” ripete la voce (in stile Giovanni Lindo) nella title track, e poi il ‘Lungotevere Dorme Ancora’ ne ‘I Nuovi Alfabeti’ e ‘I Pischelli a Casa pe Cena Non Tornano più’, o ‘Jesus Space’ che comincia con il famoso intro di basso di ‘Ace Of Spades’ dei Motorhead e la grottesca ‘La Morte Va Di Moda’. Batteria asettica e costante, voce malinconica e testi alienanti, riff di basso acidi e distorti: questi sono i Gronge. Tutto vero e vissuto fino in fondo.

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supermizzi.blogspot.it
recensione di Guido Siliotto
album: Senile Agitation – A Giovanni Lindo

Torna una delle più intelligenti e inclassificabili realtà del panorama musicale italiano con un nuovo disco pubblicato da una storica etichetta toscana. L’incontro tra Gronge e Contempo ha dato i suoi frutti con questo “Senile Agitation – A Giovanni Lindo”, nuovo album della band romana, quella che a metà degli anni ottanta si inventò il technopunkcabaret e provò a scuotere dalle fondamenta il nostro sonnacchioso rock. Tutto ruota ancora attorno al leader Marco Bedini (voce), coadiuvato da Tiziana Loconte (voce), Maurizio Bozzao (tastiere) e Vincenzo Caruso (basso). Il vecchietto che scuote il bastone in copertina contribuisce a chiarire fin da subito il sarcasmo della dedica a Giovanni Lindo, il Ferretti di CCCP/CSI/PGR, scimmiottato nella traccia che apre il cd. Del resto, il sarcasmo è sempre stato una delle chiavi di lettura dei testi di Bedini (che già dedicò un disco a Claudio Villa!), ricchi di riferimenti alla società. La musica è una forma di punk elettronico poco attento alle mode del momento, molto vario nelle sfumature ma quasi sempre a fuoco, a conferma che il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

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http://www.terranews.it
intervista di Rossella Anitori
album: Senile Agitation – A Giovanni Lindo

Agitazione sperimentale

Il 21 giugno sul palco del Forte prenestino tornano i Gronge, band cult della scena underground romana. Una vita all’insegna di tecno, punk e tanto cabaret.

Fuori dalle righe, i Gronge, gruppo storico romano, esecutore di un genere che per forma e contenuti ha guadagnato un nuovo nome, tornano a suonare nella Capitale. Si esibiranno lunedì 21 giugno al Csoa Forte Prenestino, insieme a Jello Biafra, per contribuire alla raccolta fondi da destinare a Radio onda rossa.
Terra ha incontrato Marco Bedini, voce e fondatore della band.

Senile agitation è il vostro ultimo album. Come nasce?
Arriva dopo Coniglio nazionale, che è il disco del ritorno dopo un lungo periodo di inattività. Abbiamo reintegrato il primo bassista dei Gronge, Vinz Caruso, e con Maurizio Bozzao al campionatore siamo arrivati a Senile agitation che contrariamente al disco precedente vanta una formazione stabile e compatta.

“Tecnopunkabaret” è un genere di vostra invenzione. Di cosa si tratta?
Siamo uno dei primi gruppi multimediali italiani. Nelle nostre performance si fondono proiezioni dal vivo e interventi teatrali. Ci sono tutti elementi del cabaret, ma anche una forte spinta punk mediata dall’uso della tecnologia. Con il termine “tecnopunkabaret” abbiamo semplicemente messo insieme quello che facevamo in una sigla, tecnologicamente punk con cabaret.

C’è un disco, un lavoro di grande successo, che porta questo nome. In che rapporto si pone con l’ultimo album?
Il rapporto è diretto: Tecnopunkabaret segna l’inizio di un genere, è il tentativo di sintetizzarlo, “Agitazione senile” ne è il compimento. Nel primo lavoro il genere viene teorizzato e per alcuni versi applicato, nel secondo si concretizza.

Da quando avete iniziato, nel 1985, com’è cambiata la vostra musica?
Siamo sempre stati una formazione aperta, ci sono stati periodi in cui suonavamo in quattro altri in dieci. Motivo per cui alla classica definizione di band abbiamo preferito quella di “collettivo musicale”. Si sono succedute stagioni diverse, fatte di influenze diverse che di volta in volta cambiavano la sostanza di quello che stavamo facendo, anche se il concept è sempre stato lo stesso, è stato Gronge.

Perché Gronge, qual è il significato che attribuite a questo termine?
Gronge è un termine dialettale, è slang romano. È il pugile che sembra sconfitto, che è quasi finito, ma ha ancora in serbo un ultimo colpo.

Preferite definirvi artigiani anziché artisti. Perché?
La nostra non è una formazione accademica, non abbiamo studiato musica. Ma abbiamo portato comunque avanti la nostra attività, con la convinzione di essere una proposta valida. Artista è una parola che non ci piace, a cui diamo poco significato. Preferiamo definirci artigiani perché costruiamo quello che siamo con le nostre mani.

Cosa avete in cantiere per lunedì? Cosa dobbiamo aspettarci?
Il nostro è uno show, uno spettacolo sempre nuovo, che cambia ogni volta. C’è sempre un motivo per venirci a vedere…

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