2013 – Cremone Gigante per soli adulti (1989)

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VICE – set 2013
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http://www.vice.com/it/read/recensioni-a9n5

Sono anni e anni che questi guastatori capitolini danno fuoco alle polveri, ma qui trattasi di ristampa imperdibile. Anno 1989: Tiziana Lo Conte sembra Antonella Ruggiero versione Cage, il gruppo fa un avant pop che, se fosse arrivato alle alte sfere, avrebbe rivoluzionato le classifiche italiane. D’altronde—in piena filosofia Gronge—il disco più accessibile non poteva che essere introvabile. Ora che si trova, però, non fate lo stesso errore con gli altri dischi del loro catalogo, ci perdete voi.

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FRITTO MISTO – set 2013
Emiliano Santoro
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http://frittomisto12.wordpress.com/2013/09/16/sentieri-selvaggi-5-gronge-cremone-gigante-per-soli-adulti-on-records-japan/

«Sono orgoglioso oggi di potervi offrire il famoso cremone gigante […]». Gironzolo un po’ per la stanza, picchietto qua e là sulla scrivania con l’indice, indice-medio, indice-medio, mi risiedo. Non ho tanta difficoltà a scrivere dal lontano 2010, quando provai a stendere due parole su Flying Teapot per la prima uscita in cartaceo di Bassifondi?. Fu un suicidio al tempo. Fuori bel tempo, davanti agli occhi la copertina di Cremone Gigante per Soli Adulti: a metà tra Manzoni e Warhol. Non so bene da dove iniziare. Cosa proferire per prima.

Cerco ispirazione e un po’ d’informazioni sulla On Records Japan, giusto per iniziare ad entrare in sintonia col disco: l’isteria del suo contenuto fa tremare la mia gamba destra in una continua smania. Scopro che l’etichetta è nata al tramonto del 2012, mi chiedo cosa c’entri coi Gronge e poi leggo: « è un progetto del Centro Italiano di Fukuoka, dedicato esclusivamente alla musica italiana e alla riscoperta di alcune sue opere perdute nel tempo ». Ora mi è chiaro il legame tra Gronge e Giappone e, forse, posso orientarmi. Parte il primo pezzo, omonimo, la demenza senile di una televenditrice ambulante, che scopro essere il mostro Wanna Marchi, che terrorizza con il suo esaurimento e le sue infernali turbolenze emotive: spaccia il suo cremone gigante sullo schermo al prezzo, eccezionale veramente!, di cento mila.

Inizio a pensare che non ho la minima idea di che atmosfera respirassero iGronge alla fine degli anni ’80, storicamente, musicalmente, artisticamente, ecc.. Cerco un po’ di contatti. Scrivo a Tiziana Lo Conte e lei sulle registrazioni del periodo mi dice: « l’atmosfera era sempre la stessa, cioè grande caos e anarchia…».

Cosa so in fondo sull’89? Nulla. Finisco a recuperare un po’ d’informazioni dal mio scarno bagaglio culturale: nell’89 esce Customs dei Savage Republic,Stone Roses, fanno a pezzi il muro di Berlino, no?, Westward the Course of the Empire Takes Its Way di DFW, Paul’s Boutique dei Beastie BoysMistery Train di Jim Jarmusch, Doolittle, Ruhollāh Muṣṭafā Mosavi Khomeyni pronuncia la condanna a morte sulla pelle di Ahmed Salman Rushdie, On Fire dei Galaxie 500, Ruhollāh Muṣṭafā Mosavi Khomeyni muore, Two Nuns and a Pack Mule dei Rapeman e Franco Battiato l’anno prima ha pubblicatoFisiognomica.

I battiti di Formato Speciale dalle casse del pc. Non riesco a seguire il testo,formato speciale!, quattro corde basse di ipnosi, formato speciale!, traccia a 0.49 secondi con il meraviglioso solo formulare di chitarra effettata, e mi perdo a inseguire la tessitura ritmica del pezzo, un continuo trita-rifiuti, con James Chance a proteggere la buona riuscita delle incursioni al sax di Inke Kühl.

.. Inizio a sentire meno difficoltà nel pigiare sui tasti. Ultimo Giorno di Squola è senza funk, perso per strada, ne sento un po’ la mancanza, mentre Tiziana Lo Conte canta: usi altre parole, ma sei sempre tu; sono sempre i Gronge, infatti. La sezione ritmica seppur articolata in maniera differente ha un suo dialogo immutato con le sei corde di no-wave di Paolo Taballione, penso di sentire un violino sulla coda, forse lo immagino solamente. Era Moderna’e l’attacco orchestrale di violino e stridore chitarristico: la mia prima vittima è il telefono. Allucinazioni sonore brutiste, John Cage, Art of Noise, Pink Floyd: molle, lamiere, termosifoni, tubi percossi divengono congas, maracas, marimbe, reco-reco.

Abbandono la tastiera, esco fuori casa di corsa, prendo al volo le cuffie, cammino, i Main Source segnano l’andatura, combattono per l’oggi, I’m lookin’ at the front door, baby  I’m lookin’ at the front door – I’m lookin’ at the front door. Nel frattempo continuo a pensare a tutta la faccenda Gronge: il Giappone, Tiziana Lo Conte, il sax e James Chance. Confronto Cremone Gigane per Soli Adulti con Breaking Atoms, volgarmente sullo stesso piano, e inizio a comprendere i Gronge, mi accorgo di cosa renda divergenti ontologicamente i due dischi, al di là dei generi: quel senso fermo di un lavoro abbandonato nel tempo, nostalgicamente svogliato, intrappolato nel 1989, troppo stanco per combattere per l’oggi, per allontanarsene, quasi nato per essere dimenticato.

L’idea mi stuzzica, cosparge un po’ di mito le tracce e tartasso nuovamente Tiziana Lo Conte a riguardo, le chiedo se incidessero musica con l’idea già in partenza di abbandonarla al proprio destino, in un cassetto polveroso. «Rispetto al periodo dell’omicidio di Cremone, non avevamo nessuna intenzione di mollare, anzi la nostra comune creatività era alle stelle».

La notizia delude e tradisce un po’ le mie speranze di cibarmi di nuovi miti. Così le chiedo anche cosa avesse portato tutti loro a incidere musica del genere: «la borgata e il riscatto culturale, insomma le nostre origini. […] Non eravamo assolutamente influenzati dalla new wave del tempo, ma bensì da ascolti fuori dal coro per l’epoca. Posso citare Pere Ubu, oppure Cabaret Voltaire». Il tutto inizia a quadrare, mi ritornano alla mente le percussioni brutiste, (post-)punk e industrial, di Era Modern.

Tuttavia quello sopra enunciato mi è parso fin dal primo istante, in cui mi è balenato alla mente, un dato essenziale: i Gronge di allora, i Gronge del 1989, non scrivevano per l’eternità, scrivevano per la contemporaneità e le registrazioni diCremone Gigante per Soli Adulti lì son rimaste imprigionate, a segnare un periodo, un’identità non più in vita. Non c’è evoluzione, non c’è sviluppo nel mito della modernità. Inizio a credere di non essere esattamente la persona adatta per scriverne a riguardo, di questa contemporaneità io non ne ho mai visto la luce.

Torno a casa, mi attendono tre tracce di esasperazione e sconforto di Cremone Gigante per Soli Adulti, forse non sono preparato. Riprendo da lì dove avevo lasciato, La Barriera del Silenzio: la traccia s’insozza di sperimentazione industriale e stupra la sinfonia. Siamo abituati a non vedere, siamo abituati a non sentire. Tutto scorre in fretta, senza troppi intoppi e fastidi. Ticket persegue nella perversione, con Suspiria nel sangue della ritmica, sino all’esplosione di sassofono, che spezza le rimembranze, liberatevi! – liberatevi!Dio è 3 Poeti è un cumulo di angoscia, un piccolo capolavoro di rabbia punk alla vecchia maniera, così metto in pausa. Cerco su YouTube Caffè de la Paix, sento che qualcosa accomuna i Gronge a lui, a Franco: ho un irritante bisogno di un po’ di intellettuali non-sense pretenziosi e mi rassereno con la follia inconsistente delle sue liriche, sempre ilari e allegre e gioviali. Vieni a prendere un thè al caffè de la Paix?, su vieni, con me! – […] Ancora oggi, le renne della tundra – trasportano tribù di nomadi – che percorrono migliaia di chilometri in un anno… – E a vederli mi sembrano felici, – ti sembrano felici?.

Abbandono le renne della tundra, continuo a riflettere sull’equazione BattiatoGronge. Sento che a sfuggirmi è qualcosa di importante, che ha a che fare con la consapevolezza artistica, con la coscienza del ridicolo. Ma non approfondisco oltre, il pezzo è già lungo a sufficienza per non essere letto da nessuno. Ritorno aCremone Gigante per Soli Adulti, arrivo finalmente alla mia sequenza di brani prediletta: Panico, Panico! è il capolavoro pop, incorruttibile, geniale, un manifesto di poetica, intimamente armonioso: fanfara di tromba e trombone a metà brano, squisitamente decomposta. Il basso pieno e pastoso è una meraviglia, Fabrizio “Trick” Sibilia e Marco “Marcho Gronge” Bedini e Massimiliano di Loreto scrivono il loro secondo capolavoro ritmico. Segue Senza Scadenze, segue anche negli entusiasmanti esiti da pop culture: discordie no-wave e post-punk, tipica nevrosi da basso-batteria post-funk, immersi nella merda fino al collo, la new wave nel petto e una coda con svisate elettriche esaltanti. Infine con Metropolis termina il primo disco, mi viene in mente mia madre, che mi parla di Fritz Lang, ma non so quanto possa avere a che fare il loro pezzo col film muto della fine degli anni ’20.

Rimane da ascoltare il secondo disco, meno fruibile, ricolmo di materiale live, di outtracks e mix alternativi. Interessante indubbiamente, ma più per un pubblico, che della discografia del complesso romano ha giù in pugno tutti i capitoli.

// Impressioni di fine ascolto: mi sembra di aver visto Battiato ascoltareJazzmatazz Vol. 2 – The New Reality, restarne fulminato, sentire su di sé il peso del suo tradimento all’avanguardia. L’ho visto prendere a pugni Ian Brown, muoversi sinuoso sul palco, ballare sui bassi e sui colpi di cassa, rapire il posto negli Stone Roses dietro il mic, finendo a suonare con loro il repertorio degli Area. Battiato vs. Stones Roses vs. Area. //

P.S. Dal 1989 la On Records ha recuperato un grande lavoro disperso, ma di attualizzarlo non c’è possibilità e volontà.

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ERBA DELLA STREGA – ago 2013
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Bisognava scomodare un etichetta nipponica per riportare alla luce questo piccolo gioiello, il fantomatico “album perduto dei Gronge”, che circolò pochissimo e solo sottoforma di promo nel 1989/90. Ventitrè anni per permettere a chiunque di gioire dell’ascolto di uno dei migliori, se non IL migliore, album prodotto dall’ensemble capitolino. I Gronge erano avanti anni luce. E come tutti i precursori, non sono stati capiti all’epoca, sono stati saccheggiati in seguito e non hanno mai raccolto davvero quello che meritavano. Il box è splendido ed esaustivo: assieme al disco, troverete un altro cd con pezzi dal vivo ed un inedito, oltre ad un dvd dal vivo registrato nel 1992 a latina, con una qualità video discreta ma un audio eccellente. In questo periodo i Gronge erano al massimo della loro creatività, e riuscirono a confezionare un album che dentro aveva tutto, dalla New Wave alla No Wave, passando per svisate pop, sperimentazioni incontrollate e gusto per gli arrangiamenti trasversali. Sinora, per chi scrive, il disco migliore della band era Tecknopunkcabaret. Ma Xxx Cremone Gigante Per Adulti (per chi non lo sapesse, in quegli anni un invasatissima Wanna Marchi cercava di vendere il Cremone Gigante ai poveri cristi inebetiti davanti alla tv) gli sta sopra. Un lavoro splendido, dove la Lo Conte, Sibilia, Kull, Bedini, Taballione, Denni e soci danno il meglio di se, volontariamente o meno, per un risultato che dopo quasi cinque lustri continua a stupire. Eccellente sotto ogni punto di vista. 999 copie disponibili: correte prima che sia troppo tardi.

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MUSIC ON TNT – ago 2013
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http://www.music-on-tnt.com/recensioni/articolo.php?id_articolo=1375

Basterebbero solo il titolo e la copertina di questo disco dei Gronge, le cui tracce trovano solo oggi la strada della pubblicazione ufficiale (pur risalendo alla fine degli anni 80) per capire ictu oculi che si tratta di un terreno tutt’altro che facile da percorrere, per chiunque avesse intenzione di entrare nel mondo musicale in esso contenuto.
Non parlo a caso di “mondo”, poiché da quando mi cimento in recensioni musicali di musica undergoround, raramente mi sono trovato di fronte a del materiale così complesso da descrivere e così ricco di contaminazioni. Al riguardo prendo spunto dalla pagina FB della band stessa, che tentando di definire in qualche modo il proprio stile, riporta la dicitura teknopunkabaret (utilizzata già come titolo di un loro LP del 1993), assai idonea a sintetizzare efficacemente le eterogenee sfaccettature di “Cremone Gigante per soli adulti”.

La prima impressione sin dalla prima traccia è quella di una band tecnicamente molto solida che fa della provocazione dell’ascoltatore la regola madre del proprio incedere. L’approccio è quindi teatrale, rumoristico (pensate al Tom Waits più ostico e meno melodico), demenziale (nel senso nobile che nella musica moderna ha col tempo acquisito questo termine), come se fosse più la banda di un circo che un gruppo rock (e su questo il pensiero va a The Basement tapes di Bob Dylan & The Band).

Notevole, bisogna dirlo, la voce della cantante Tiziana Lo Conte che piazzerei esattamente a metà strada fra l’estensione ed il timbro vocale di Antonella Ruggiero e l’impostazione di Meg dei 99 Posse. Pur se asservita allo stile camaleontico dei Gronge dimostra, nelle (in realtà non molte) occasioni in cui le viene concesso tale spazio, una bellezza melodica di primordine, come accade ad esempio nella parte centrale e più accessibile di “Ticket”, impreziosita da armonie dai sax di Inke Kull (che suona magnificamente anche il violino) a Mauro Billi.
Quanto detto sin ora risulta determinante anche quando si passa all’analisi dei testi che difficilmente seguono un filo totalmente logico, coerente e lineare ma volutamente risultano tanto sghembe quanto ermetiche. Dominano le frasi secche più che i discorsi continuativi, quindi, ed ogni pezzo necessita un’attenzione particolare (per non dire, in molti casi, faticosa) per essere seguito dall’inizio alla fine.

Fra le mie canzoni preferite ci sono “Era moderna” – in cui viene citato anche Lou Reed – per il suo ritmo incalzante, le chitarre ben affilate e la sezione ritmica che evidenzia il talento dei tantissimi musicisti. Non male anche “Panico panico” che parte abbastanza tranquilla e poi si avvolge nei soliti loop e mulinelli astratti…che fanno quasi perdere l’orientamento, con il basso di Massimiliano di Loreto ed i già citati fiati a farsi continuamente da contraltare. Degne di nota infine sono “Senza scadenze” (dal suono di base new wave anni 80, ma sul quale i Gronge ricamano le loro ipnotiche e psichedeliche visioni con ancora una volta il basso a farla da padrone) e “Metropolis” probabilmente l’episodio migliore di tutto “Cremone…”.

Concludo consigliando di ascoltare questo disco senza pregiudizi, cercando di viverlo più nell’insieme, così come ci viene presentato, quasi fisicamente, dalla band, che non in maniera analitica come, per “licenza di recensione”, ha in qualche modo fatto il sottoscritto. Se amate la musica alternativa non credo ne rimarriate delusi.

PS: L’edizione di “Cremone…” prevede anche un secondo cd con pezzi live e versioni alternative oltre ad un dvd di un concerto che i Gronge suonarono, guarda caso, nella mia città, Latina.

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BJORKO DIO – lug 2013
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Ogni volta che devo recensire i Gronge è un dramma. L’ultima volta me la sono sfangata con una recensione ermetica da pezzenti, ma stavolta mi sa che mi tocca parlare effettivamente dell’album. Merda.
Ho visto in giro che molte webzine aggirano il problema dilungandosi sulla biografia, sulla particolarità di un album che sarebbe dovuto uscire nel 1990, su Vanna Marchi.
Sotto questa patina di muffa italiana, di questa effettiva merda d’artista, si nasconde un album con sonorità nostrane e conati anch’essi nostrani.
Alla voce drammatica e istrionica della Lo Conte si accosta una sezione strumentale che Ondarock non ha paura a definire new e no-wave dadaista(ma io sì), uno strano zuppone che mescola il post-punk italiano con un pop malsano e sporco, la no wave americana con suggestioni dark ottantine che vanno dall’angoscioso al robotico con nonscialanza. Fatto sta che se l’album fosse stato rilasciato nell’anno in cui è stato registrato sarebbe stato rivoluzionario.
Si intravedono dei revival à la pop group in più di un brano (Dio è 3 poeti, la title track Cremone Gigante) e vari riferimenti, qui e lì, alla new wave italiana (Ultimo giorno di squolaEra moderna) in uno pseudoconcerto debilitante che mantiene con classe l’equilibrio tra la rivoluzione recitata e le derivazioni di un’età non così tanto d’oro.
Se il Cremone Gigante fosse stato pubblicato, se i Gronge fossero stati pubblicizzati e supportati meglio, forse a quest’ora la musica italiana sarebbe stata diversa. Ma non è successo, e quello che ci rimane adesso è solo un unico, grosso controfattuale in 2 CD e un DVD.

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RUMORE – lug 2013
Vittore Baroni
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rumore

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ONDAROCK – 16/06/2013
Gianluca Polverari
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http://www.ondarock.it/recensioni/2013_gronge_cremone.htm

A pensarci bene, chissà quanti sono i capolavori dei quali però non vi è traccia, vuoi perché le incisioni non sono mai state commercializzate o perché la band si è sciolta prima che la propria musica potesse essere pubblicata. Ogni tanto però accade che qualche appassionato ricercatore riesca a scovare nastri impolverati o a convincere qualche artista a ritirare fuori i suoi vecchi progetti dal cassetto per portarli alla luce per la prima volta, anche dopo tanti anni dalla loro realizzazione.
Il 2013 segna l’anno di svolta per un titolo che doveva uscire nei negozi nel 1990 e che per varie vicissitudini all’interno della formazione, nonché per problematiche di denaro, invece, è rimasto finora una leggenda inascoltata.

I romani Gronge, tuttora attivi con Marco Bedini della vecchia line-up e con apprezzabili cd come il più recente “Dolci Ricordi”, avevano prodotto il master di un lavoro denonimato “XXX Cremone Gigante Per Soli Adulti”, che circolò solo come rarissimo demo promozionale presso qualche radio locale che iniziò anche a programmarlo. Ma poi di quelle eccellenti canzoni carpite via etere non se ne seppe più nulla, tanto più dopo la pubblicazione, nel 1991 per Wide, del nuovo vinile “A Claudio Villa (Original Sound)”.
E poi? Purtroppo nulla di fatto, poiché il primo disco del gruppo per una major, “Teknopunkabaret”, si rivelò tanto bello quanto sfortunato, visto l’inconsistente supporto dell’etichetta che avrebbe invece potuto far realizzare ai Gronge il salto di notorietà.
A seguire, sono cresciute le amarezze, le discussioni e i nuovi progetti di ciascun musicista, con il risultato di far naufragare la band, scioltasi e successivamente riesumata, nel nome, dal solo Bedini per il cd del 2007 “Coniglio Nazionale”.

Fortunatamente, però, nel Sol Levante c’è un’etichetta come la On Records che ha molto a cuore le gemme sconosciute prodotte in Italia (Sandro Oliva, Faust’O, The Colla) e scava scava ha ora permesso la prima edizione di questo autentico gioiello della musica tricolore, un disco che si può senza dubbio ritenere come l’opera più bella, matura, ispirata dell’ensemble capitolino.
La confezione è più che mai sfarzosa poiché contiene un cd con la scaletta originale, un secondo supporto con tracce live e outtake del disco e un ulteriore Dvd con immagini live di una performance a Latina nel 1992.

La band all’epoca era numerosa con Tiziana Lo Conte alla voce (poi nei Goah, Kar e ora nei Roseluxx), Inke Kull al violino e sax, Fabrizio “Trick” Sibilia alle varie ferraglie, Marco Bedini alla batteria, Paolo Taballione alle chitarre (già nei Carillon Del Dolore, musicista live con i Christian Death e ora nei Mira Onirica), Alessandro Denni alle tastiere e clarinetto, più uno stuolo di comprimari e collaboratori che rendevano anche i concerti un evento artistico a tutto tondo.
La musica presente in questo album delinea come i Gronge avessero trovato un perfetto equilibrio di fantasia, espressione, potenza che univa new e no-wave, industriale, pop deviato e un approccio dadaista unico nel panorama italiano di allora come quello attuale.

Ascoltando i pezzi che scorrono nella tracklist, si ha la viva impressione che nulla sia come loro grazie a un sound schizzato e nervoso quanto melodico, sperimentale quanto accessibile, senza che nessuna canzone faccia perdere colpi o tensione e con una Tiziana Lo Conte al canto che è pura personalità e carisma.
Le copie sono solo 999, il sentito consiglio è quello di recuperare “XXX Cremone Gigante Per Soli Adulti” il prima possibile.

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THE NEW NOISE – 15/06/2013
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L’attacco della title-track è come uno squarcio che avviene in diretta mentre una coppia di pensionati sta subendo ebete una televendita. Banale gesto “punk” forse, e invece il tutto è risoluto e chiaro riferimento alla dormiente cultura che stava uscendo dai controversi anni Ottanta ─ e che purtroppo è proseguita per una strada sciagurata tuttora evidente ─ per entrare in quelli ancora più torbidi che poi sono stati i Novanta, più precisamente quelli “barricaderi” che avrebbero portato alla nascita e alla morte del movimento universitario della Pantera, per esempio. Ora, al netto di ovvie storicizzazioni, comunque un minimo necessarie, Cremone Gigante… si pone come opera inedita dei Gronge che è stato doveroso recuperare (ringraziamo la band e la On Records Japan per questo), anche perché fa specie ricordare alcune atmosfere che sembravano perse nel tempo. E allora vai di chitarre sbilenche e giri di violino assassini (“Ultimo Giorno Di Squola”) o con le ossessive pantomime The B-52s virate tribal rock (il concetto di crossover non deve spaventare…) di “Formato Speciale” ed “Era Moderna”. La voce di Tiziana Lo Conte è superba, anche se cela un’inquietudine che affascina, tra l’acidulo e il declamatorio. L’intero disco è chiaramente una invettiva contro i costumi dell’epoca (sono passati dalla sua gestazione ben più di vent’anni) e contro le politiche di controllo sociale miste a dosi di paranoia domate a fatica. Il loro è, ed era, un rock sempre su di giri, dal taglio teatrale (una cosa molto fine Ottanta/inizi Novanta, in effetti, probabilmente figlia di reminiscenze dark) e ben suonato, che esprimeva tutta la rabbia metropolitana sbollita di notte in un centro sociale qualsiasi della periferia romana (gli spettri oscuri di “Metropolis”). Interessante, ad esempio, è “Panico, Panico!”, una versione senza lustrini e piuttosto “folle” di un pezzo qualsiasi dei dimenticati Panoramics, band partenopea (portavoce del cosiddetto lovely-pop) che si fece produrre addirittura da Peter Gordon, sodale di Arthur Russell. Non divaghiamo, però, la questione che ci interessa sondare è fondamentalmente una: la grandezza di un gruppo come questo, cresciuto con pochi mezzi tecnici a sua disposizione, ma riuscito a scrivere pagine interessanti della sempre agonizzante cultura “italiota” (per citare Carmelo Bene). Per la cronaca: ancora continuano a farlo, e bene tra l’altro.

Doppio cd (nel secondo, oltre i soliti riempitivi live, si fa notare la malinconica “Bella Marì”) in 999 esemplari che è obbligatorio avere. Curiosa – e in un certo qual modo anche “tenera” – l’esibizione amatoriale nel dvd accluso, che dice molte cose del gruppo.

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BLOWUP Maggio 2013
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cremone

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2 thoughts on “2013 – Cremone Gigante per soli adulti (1989)

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