PRESS LIVE

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GRONGE + Fuzz Orchestra – Facoltà di Filosofia di Macerata (6 giugno 2013)
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http://adamomagazine.wordpress.com/2013/06/08/detonazioni-musicali-alluniversita-di-filosofia-con-fuzz-orchestra-e-gronge/

di Elisa des Dorides

I primi a scuotere i muri di Filosofia sono i Gronge, storico gruppo di Roma che dal 1985 fracassa palchi con il loro techno/punk/cabaret: così amano presentarsi. Tra i primi, assieme ai torinesi Franti, a mettersi in gioco autoproducendosi, sono dei rumoristi nati, tra esibizioni teatrali e dissacrazione dall’accento romanaccio. L’elettronica martellante e ipnotica spinge sulla ritmica di un basso instancabile: voce, batteria, chitarra e l’armamentario per campionamento. La gente è timida e rigida solo per poco, poi il palco è accerchiato da gente che cerca di capire la loro ironia vomitata a slogan e, allo stesso tempo, continua a ballare. Una danza a singhiozzi quella dei Gronge, una poesia urlata e raccattata dalle strade, dagli allucinati dei tempi che corrono, o che non scorrono più. E’ un nichilismo interpretato e diretto, che passa attraverso le pieghe infette della realtà, il tutto accompagnato da un grottesca visione dell’inevitabile, come La morte va di moda. “Che strani che sono” ripete qualcuno e strano sia, come voce fuori dal coro, come sguardo gettato agli angoli bui di quello che è dato per scontato. Del resto, da una band che ha intitolato un suo album Senile Agitation con gentile e non troppo nascosta dedica a Giovanni Lindo Ferretti, non potete mica aspettarvi i ritornelli che vi propinano a Sanremo.

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NOLEBOL Festival (7 luglio 2012)
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“In questa serata c’è anche l’esibizione degli altri organizzatori di No Lebol, ossia i Gronge, che dimostrano come la forma di Marco Bedini e soci sia tra le migliori da un po’ di anni a questa parte. Il loro recente disco “Dolci Ricordi” è un bel tassello nella storica carriera della band, che mantiene sempre attuale la sua proposta con una nuova line-up e musiche aperte, oltre al già collaudato post-punk no-wave, a incursioni nel jazz e nell’impro. E poi c’è sempre Bedini, quantomai istrionico sul palco e incisivo nei testi.”

Gianluca Polverari

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RECENSIONE LIVE JELLO BIAFRA + GRONGE al FORTE PRENESTINO – l’UNITà (2010)
Daniela Amenta
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Jello Biafra e Gronge, il cabaret del punk
Tutti gli articoli della sezione Di Daniela Amenta 18 giugno 2010 A – A Vi siete persi i concerti dei Dead Kennedys negli affollati anni ’80? Nessun problema. C’è sempre tempo per farsi un’infanzia felice visto che Jello Biafra, urticante ex leader della ex band più detestata d’America, sta arrivando a Roma. Data 21 giugno, luogo Forte Prenestino. In compagnia dei Guantanamo School of Medicine, l’ultima creatura dell’epopea Biafrana. Una seratona punk, non solo nei suoni ma piuttosto per l’attitudine, per i graffi, il gusto della provocazione (soprattutto politica) alla faccia dell’insopportabile mondo del buon senso. Tanto che ad aprire le danze saranno i Gronge, techno-punk-cabaret sbilenco e tostissimo, da 25 anni la faccia cattiva della Capitale sonnolenta e sorniona. I Gronge di Marco Bedini, una sorta di Jello ma in versione digitale, gran mescolatore di suoni, arti e mestieri, agitatore di professione che ha sperimentato e sperimenta suoni e teatro, campionamenti e noise, rockaccio e testi di pura poesia. “Benvenuti nel nostro cuore che sembra marcio ma batte, batte, batte, combatte”.

Così cantavano i Gronge nel 1991, dedicando un disco a Claudio Villa, rendendo omaggio a tutte le periferie d’Italia, rompendo gli schemi animati da un furore al limite della follia. I primi a raccontare lo strazio delle bestie al macello, i primi a usare i paradossi del grottesco come grammatica sonica e ispirativa. Musica di nicchia, troppo devastante, troppo politica.
Biafra è come loro. Fuori dagli schemi. Fulminante. “Berlusconi? A metà tra Hitler e Ronald McDonald”. Fulminante e un passo oltre. E distruttore strutturale di icone. Vedi i Dead Kennedys – i Kennedy morti -, un nome che negli Stati dell’Unione equivale a una bestemmia. Guai a scherzare con la cara famiglia estinta. Così piuttosto che continuare a cercare un’etichetta disposta a pubblicare i suoi dischi, Biafra ne fondò una propria: l’Alternative Tentacles. Che divenne un logo, un suono, una factory politica e culturale autarchica, basata sul concetto del Do it Yoursef. Fare da soli, alla faccia del business.

Oggi Jello ha 52 anni, non è più il pischello magrissimo e schizzato che sputava, generosamente ricambiato, sul proprio pubblico. O che portava la moglie, una tipa che pareva uscita dal retrobottega di Nashville – tutta tulle e boccoli – in viaggio di nozze a San Pietro. Oggi non ha perso neanche un microgrammo della rabbia di un tempo, di quell’ironia pazza e perfida: ce l’ha con i suoi ex compagni che gli stanno scippando i diritti delle canzoni, ed è un anarco-verde convinto che cita Obama anche nel titolo del suo ultimo disco, The Audacy of Hype. L’audacia della speranza capace di unire cuori terribili.

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